By |Categorie: Educazione finanziaria, Investimento, Risparmio|Pubblicato il: 19 Giugno, 2023|

Chi investe denaro lo fa per guadagnare altro denaro. Quando il rendimento promesso su un certo tipo di investimento è numericamente importante e con rischi quasi nulli, il luccichio che lo circonda assume contorni ancora più attraenti ai nostri occhi. Il risparmiatore si fa attrarre da quel magico numerino che sempre più spesso sta facendo capolino nel magico mondo dei depositi bancari vincolati. Informazione e consapevolezza sono il rimedio migliore contro quella che a volte si rivela una trappola.

Cos’è uno specchietto per le allodole

Sulla Treccani, viene definito in senso figurato specchietto per le allodole “quell’azione, comportamento, atteggiamento che ha il fine di attirare, allettare e a volte ingannare le persone ingenue”. Che sono le allodole moderne, attratte dallo scintillio emesso dalle palette girevoli di un marchingegno tanto semplice quanto fatale. Per un’allodola come per un risparmiatore.

Il marketing finanziario non si è fatto sfuggire l’ingegnosità di un macchinario tempo addietro usato dai cacciatori, riempiendo la carta stampata (o i pixel di uno schermo) di immagini e numeri suadenti. A caratteri cubitali campeggiano così di fianco a fantasiosi nomi di prodotti finanziari, delle percentuali rappresentative di tassi di interesse molto accattivanti. Soprattutto oggi che la nostra mente è ancora traumatizzata dall’era dei tassi negativi.

Dovremmo immediatamente alzare delle barriere di protezione a tutela del patrimonio personale quando troppe luci si affollano davanti ai nostri occhi. Ma non sembra riusciamo a farlo.

Qualche suggerimento a tal proposito può essere utile. Diffidare dai risultati del passato, se non dopo un’attenta comprensione. Leggere le tante note a piè di pagina richiamate dai vari asterischi. Sospettare che quell’annuncio su scala nazionale, destinato a pochi e veloci risparmiatori italiani, dietro la parola “promozione” non nasconde esattamente una eccezionale ed esclusiva opportunità.

Purtroppo  tendiamo a volte ad essere finanziariamente pigri e lo spirito critico viene annacquato di fronte a quelle luci verso le quali ci buttiamo in picchiata.

Siccome questo blog è nato anche per informare i risparmiatori, oggi voglio occuparmi proprio di quella regola del 4% (per alcune banche anche 5%) che attrae moltissimo gli italiani. E non ha nulla a che vedere con la regola del 4% scoperta da William Bengen nel secolo scorso.

In finanza ciò che appare troppo bello spesso non lo è

Ciò che sembra essere troppo bello per essere vero, in finanza di solito si rivela una delusione. Ma a volte la realtà si materializza e quindi giusto approfondire senza escludere nulla. Metti mai che qualcuno lassù abbia deciso di regalare soldi!

Il primo passaggio da fare di fronte a offerte tanto generose è interrogarsi perché le banche offrono tassi di interesse superiori a quelli decisi della Banca Centrale Europea oppure offerti degli stessi titoli di Stato. Ormai dovremmo saperlo. Maggiore rendimento uguale maggiore pericolo. Questo spiega perché i titoli di Stato tedeschi rendono meno di quelli italiani. E perché le obbligazioni bancarie italiane hanno tassi di interesse più alti dei BTP.

La Banca Centrale Europea sta aumentando i tassi di interesse ufficiali per contenere l’inflazione. L’ultimo rialzo giovedì scorso.

Le offerte di prodotti bancari a tassi inferiori diventano così meno competitive, costringendo le banche private ad alzare l’asticella dei cosiddetti tassi attivi offerti ai depositanti per raccogliere denaro.

Non i tassi attivi sul conto corrente che, misteriosamente (ma neanche tanto), rimangono inchiodati a zero. Ma i tassi di interesse sui cosiddetti depositi vincolati, che obbligano il risparmiatore a spostare la liquidità da un conto corrente a un conto deposito per ottenere una remunerazione del capitale senza correre troppi rischi.

Conto deposito che può essere libero o vincolato. In questo secondo caso il risparmiatore accetta dei vincoli nella disponibilità della liquidità, a fronte però di una remunerazione maggiore sotto forma di interessi. Rinunciare al vincolo significa rinunciare a una parte dei benefici.

La BCE, oltre ad aumentare i tassi di interesse, sta esaurendo i prestiti di emergenza attivati con il programma TLTRO  (acronimo che significa in inglese Targeted Longer-Term Refinancing Operations). Questo è stato uno degli strumenti principali con cui la BCE ha fornito alle banche prestiti agevolati per permettere loro di iniettare liquidità nell’economia reale evitando quello che in gergo si definisce credit crunch.

Le banche italiane sono assetate di liquidità

Con il prosciugamento della sorgente, le banche devono tornare a fare quello che hanno sempre fatto. Raccogliere denaro a breve dai risparmiatori per prestarlo a lungo termine a famiglie e imprese.

Guadagnando sul cosiddetto margine di interesse, ovvero la forbice differenziale tra i tassi di impiego e di raccolta al netto dei rischi di sofferenze e incagli vari. Ma questo non basta più alla banche. E così i nostri mitici cacciatori finanziari hanno trovato un metodo molto furbo per mimetizzare la trappola aldilà degli specchietti.

Siccome la BCE terminerà a breve il suo programma TLTRO e le banche italiane risultano tra quelle che hanno attinto con maggiore voracità dalla fonte, in vista della siccità estiva si comincia a correre ai ripari. Andando a raccogliere denaro dai risparmiatori con prestiti obbligazionari destinati prevalentemente a essere riciclati nel sistema come mutui e prestiti; oppure con depositi liberi o vincolati a breve scadenza. Questi ultimi, in versione rivista e corretta, servono soprattutto per far digerire al risparmiatore ciò che non desiderava mangiare quando ha varcato la porta della filiale, fisica oppure online.

Fin qui tutto regolare. Un sintomo che stiamo tornando alla normalità.

Nelle ultime settimane la competizione tra banche sui depositi vincolati si sta però facendo sempre più aggressiva. Non c’è nulla di male, fa parte delle regole dei mercati in libera concorrenza e naturalmente ogni risparmiatore con liquidità disponibile è libero di parcheggiare il denaro dove vuole, soprattutto se le condizioni per liberarsi dai vincoli sono morbide e le remunerazioni attraenti.

La cattiva notizia è che il vincolo temporale non è più l’unico.

Cosa chiedersi di fronte ad un tasso di interesse molto allettante

Partiamo da alcune considerazioni che andrebbero sempre fatte quando, sognanti, ci troviamo di fronte ai rendimenti di un investimento particolarmente attraenti.

I tassi di interesse dei conti deposito sono sempre al lordo di tassazione, inflazione, oneri di uscita anticipata.

Questi tassi sono indicati come annui. Ma non sempre l’anno coincide con la durata reale del vincolo.

Gli interessi che percepiremo sul capitale prestato alla banca dovranno essere depurati di tasse e costi per ottenere il rendimento netto dell’investimento. Netto, ma non reale. Ci torniamo. Dobbiamo poi stare molto attenti al numero dei mesi che ci darà diritto di partecipare al presunto banchetto tutto lustrini e ricchi premi.

Se ci illuminiamo di immenso quando vediamo un coloratissimo e cubitale 5%  su una pagina di giornale, dobbiamo avere l’umiltà di ascoltare quel ditino metaforico che la coscienza picchia sulla nostra spalla. Invitandoci a fare due calcoli su quanto incasseremo realmente da quell’investimento.

Il primo taglio sarà netto, poco più di un quarto della pizza che abbiamo ordinato (il 26% per la precisione).

Visto che va tanto di moda il 4%, prima ancora di appoggiare forchetta e coltello sulla pizza quattro stagioni fumante appena ordinata, facciamo ciao ciao alla fetta con i funghi portata via dallo Stato italiano.

Sottraendo il 26% di imposta sul reddito da capitale al 4%, banchetteremo con poco meno di 3 tranci di pizza (il 2,95% per la precisione).

Questo è il valore netto. Possiamo cominciare a mangiare adesso? No!

Lo Stato, dopo aver digerito un quarto di pizza, torna a chiedere qualche crosticina. Una bella imposta di bollo dello 0,20%.  Sorvoliamo su questa “patrimoniale” bella e buona che coinvolge quasi tutti gli strumenti finanziari concorrenti dei conti deposito.

Ipotizzando di non avere altri costi, il 2,95% è il rendimento netto di un conto deposito bancario vincolato a 12 mesi.

Ma c’è quella dispettosa dell’inflazione che tutti la citano, ma nessuno se la fila quando è il momento di fare i conti. Qui troverete tutto il necessario per imparare facilmente a smarcare il tema.

Come calcolare il reale rendimento di un conto deposito

Non conosciamo ovviamente l’inflazione dei prossimi 12 mesi. Possiamo però affidarci alle previsioni di quale ente autorevole.

La BCE per l’Italia prevede un’inflazione del 2,9% nel 2024 e del 6,1% nel 2023.

Se il conto deposito scade tra 12 mesi (quindi a giugno 2024) possiamo utilizzare una stima di inflazione del 4% per la nostra simulazione.

Riprendiamo il 2,95% di rendimento netto, togliamo 4% e otteniamo il rendimento reale netto dell’investimento, ovvero arrotondando -1%.

Abbiamo mangiato le tre stagioni che ci hanno servito nel piatto, ma alla fine del pasto abbiamo più fame di prima. Come mai?

Benvenuti nel mondo dei reali rendimenti di un investimento. Il quasi “mitologico” 4% è diventato -1%.

Ma attenzione. Negli ultimi tempi le Direzioni Affari di alcune banche hanno avuto un’idea geniale.

Offrire una pizza cinque stagioni. Signori e signore affrettatevi a ordinare finché siete in tempo, la promozione scade in fretta.

Ma la fretta è cattiva consigliera e dietro quel 5% offerto su alcuni conti deposito vincolati c’è un piccolo, ma significativo particolare che sfugge alla maggior parte dei risparmiatori.

La durata del deposito vincolato sarà di 6 mesi, non di 12. Vabbè, mangeremo più in fretta ma in un piatto molto ricco. Mi dispiace ma non andrà così.

Ripartiamo.

Il 5% di tasso di interesse meno il 26% di tassazione riduce il rendimento a 3,7% netto. E già l’illusione della cinque e delle quattro stagioni si spegne.

A fine dicembre 2023 i tavoli verranno sparecchiati. Perciò dobbiamo dividere per due il scintillante tasso del 5% annuo.

Otteniamo così 1,85% netto (3,7% diviso due) per sei mesi. La ricca 5 stagioni si è ristretta a poco meno di una prosciutto e funghi.

Ma c’è sempre la maledetta mangiatrice di soldi. L’inflazione dei prossimi sei mesi sarà più alta rispetto al caso precedente visto che il calo è progressivo nel tempo. Stimiamo quindi inflazione al 5% a fine anno.

Dividiamo a metà il 5%, otteniamo 2,5% che andiamo a sottrarre a 1,85%. Il risultato netto reale dell’investimento (1,85% – 2,5%) è un negativo e arrotondato -0,7%.

Anche a questo giro usciamo dal ristorante con più appetito di prima.

Quanto è conveniente investire oggi in un conto deposito

I difensori del conto deposito citano spesso il maggiore rendimento rispetto al classico titolo di Stato italiano, e la copertura fino a 100 mila euro contro l’eventuale fallimento della banca, tra i vantaggi principali di un conto deposito.

Premesso che in caso di fallimento dello Stato italiano la capacità del fondo di “salvare” tutti i depositanti italiani è da verificare camminando in territori a quel punto inesplorati, proviamo a vedere se la convenienza rispetto a un BOT (oppure a un BTP) è reale.

La tassazione applicata sugli interessi dei titoli di Stato è decisamente minore, il 12,5% rispetto al 26% applicato sui conti deposito.

Acquistando oggi un BTP già quotato sul mercato a un prezzo inferiore al valore di rimborso di 100 e con cedola 0% o giù di lì,  la plusvalenza sul prezzo andrà a ridurre eventuali minusvalenze pregresse e non sarà soggetta a tassazione.

Un BTP o un BOT con scadenza annuale ha un rendimento netto attualmente del 3,2%. Ricordiamo sempre da dove siamo partiti. Il 4% di un conto deposito vincolato diventa netto tasse di 2,75%.

Numeri, quelli dei rendimenti di mercato, che cambiano di giorno in giorno, ma la presenta superiorità di rendimento dei conti deposito vincolati è bella che smontata.

Per tutti quelli che mi faranno notare che acquistando BTP sul mercato si pagano commissioni, ok possiamo scendere anche fino al 3% ma la convenienza continua a non esistere (e i BOT in asta di emissione costano quasi nulla).

Accorciamo il tiro ai 6 mesi.

Un titolo di Stato che scade a dicembre 2023 offre oggi un rendimento netto del 3% circa. Dividendolo per due otteniamo 1,5%. L’impatto dell’inflazione sarà identico.  Quindi il 5% di inflazione diviso per due (2,5%) andrà sottratto a 1,5%. Il risultato netto reale di un investimento in BOT italiani a 6 mesi è -1%.

Riprendendo l’esempio del luccicante 5% sul conto deposito vincolato (-0,7% il rendimento reale finale) scopriamo che la sostanza non cambia. Perderemo potere d’acquisto in entrambi i casi.

Non c’è nulla di male nel rinunciare volontariamente a un po’ di potere di acquisto per conservare quasi totalmente il capitale.

Dipende come sempre dai personali obiettivi, aspettative e tolleranza per il rischio.

L’orizzonte temporale è così breve che qualsiasi altra scelta finanziaria potrebbe rivelarsi più disastrosa; oppure più generosa.

I conti deposito o i titoli di Stato rappresentano alternative interessanti che abbiamo a disposizione per finanziare, ad esempio, la scorta di emergenza o semplicemente per evitare di mettere sotto al materasso pacchi di banconote.

Purtroppo l’esercizio che ho appena compiuto ha confrontato mele con pere.

Avrei dovuto infatti mettere in parallelo il rendimento del titolo di Stato con un conto deposito libero da vincoli (ad esempio uno celebre colorato di arancio). Il titolo di stato italiano è liberamente negoziabile sul mercato (rateo interessi certo, prezzo di vendita incerto), così come alcuni conti deposito possono essere liberamente utilizzati a piacere. L’indubbio vantaggio dei conti deposito liberi è quello di avere un interessante remunerazione con disponibilità contestuale del denaro.

Sul conto vincolato questa libertà è vigilata e costosa da ottenere. Ma il punto chiave non è questo, perché la trappola ancora non è ancora scattata.

E se avete avuto la pazienza di stare qui con me fino ad ora è arrivato il momento di svelare cosa c’è dietro agli specchietti per le allodole.

La trappola dei depositi con vincoli multipli

La narrativa solitamente recita:

Io banca ti offro questo tasso spettacolare se mi porti qualche soldino fresco.

Ok ci sto.

Tu dammi però qualcosa in cambio, dice la banca

Ti porto i miei sudati risparmi, fammi un’offerta e basta. Che altro vuoi…dice il cliente.

Voglio farti scoprire una splendida opportunità che abbinerai a questo spettacolare tasso di interesse.

E così piano piano l’allodola viene attratta dal luccichio degli specchietti verso il retrobottega dove stanno tanti bei prodottini finanziari al quale il cliente non pensava proprio quando è entrato in filiale.

Un pò come andare al supermercato per comprare frutta e verdura e poi uscire con patatine, wurstel e tanto altro che non era nella lista della spesa.

Una famosa banca italiana (lascio a voi capire chi è) che sta utilizzando lo specchietto con il 5% recita nel suo messaggio:

“Se sei titolare di un conto(1) ed effettui nuovi investimenti* in prodotti o servizi di risparmio gestito per un importo minimo di 25.000 euro entro il XXXX puoi richiedere l’applicazione di un tasso promozionale del 5% annuo lordo sui nuovi depositi a tempo della durata di 6 mesi di almeno 5.000 euro e d’importo totale pari o inferiore al valore dei nuovi investimenti”.

Punto di attenzione n.1: Troppe parole.

Punto di attenzione n.2: Ogni volta che troviamo asterischi o numeri che richiamano il piè di pagina, antenne ben dritte. Se oltre al solito “i risultati del passato non sono garantiti in futuro” trovate altro, attenzione sola è in vista. Nel caso specifico il richiamo è all’obbligo (non alla facoltà) di sottoscrivere strumenti gestiti o polizze assicurative (Fondi Comuni di investimento e/o polizze Unit Linked, e/o gestioni patrimoniali) per avere diritto al mitico 5%. Degli ETF, che sono strumenti gestiti ma passivamente (vade retro Satana), ovviamente nessuna traccia.

Punto di attenzione n.3: il valore minimo richiesto per strappare il 5% di interesse è cinque volte più basso rispetto agli oscuri prodotto di risparmio gestito che siamo obbligati a comprare. Gioco equo?

Punto di attenzione n.4: Non potremo mai investire nel conto deposito al 5% più di quello che, forzosamente, saremo costretti ad acquistare in contropartita. Non vorrete rubare opportunità ad altri fratelli vero?

E qui sta la parte forse più interessante dello specchietto che ci porta alla conclusione.

Tutti i calcoli fatti finora si basavano su un presupposto.

Investire liquidità solo nel deposito vincolato. In realtà nel caso appena descritto solo una metà dei nostri sudati risparmi potrà avere accesso al “tasso promozionale” del 5%. Altre banche sono meno voraci (ma offrono rendimenti più bassi).

Quindi non è assolutamente vero che il nostro investimento otterrà un rendimento al netto delle tasse (e lordo inflazione) del 1,85% in sei mesi.

Partendo da una liquidità sul conto corrente di 100 mila euro, per 50 mila euro sarà effettivamente così, avremo diritto al 1,85%, ma per gli altri 50 mila si aprono scenari non previsti.

Essendo costretti a sottoscrivere prodotti del risparmio gestito, polizze, e gestioni patrimoniali, avremo la possibilità di guadagnare o perdere soldi per effetto delle variazioni di prezzo dei mercati. L’incertezza per una parte dell’investimento renerà sovrana. Non certo ciò che ricercava colui o colei che voleva solo parcheggiare la liquidità.

Incertezza del risultato finale, certezza di pagare costi non irrilevanti su questi prodotti finanziari obbligatori per avere diritto al biglietto di ingresso.

I vincoli dei depositi diventano quindi tre: tempo, prodotti, costi.

Nelle simulazioni precedenti non ho mai pronunciato la parola costi nella determinazione del risultato finale del rendimento.

Ma per l’altra metà (o comunque parte) del cielo, saremo obbligati a investire su prodotti costosi e dal rendimento incerto.

Questo, per l’X% dell’investimento non conosciamo a priori il rendimento. Ma conosciamo il costo. Entrate incerte. Uscite certe.

Se mediamente per un fondo di investimento bilanciato in Italia potremmo spendere l’1,5% all’anno (a cui aggiungere commissioni di ingresso, di uscita e di performance), le gestioni patrimoniali possono arrivare a costare mediamente fino al 2% all’anno (si paga l’IVA). I prodotti assicurativi multiramo o le famigerate unit linked con tanto di penali di uscita anticipate (altro vincolo) possono arrivare a costare oltre il 3%.

Per concludere

A fronte di tanti vincoli ai quali dovremo sottostare per un periodo di tempo più o meno lungo, in compagnia di amici più o meno simpatici, lo specchietto del 4% o del 5% di tasso di interesse competerà a solo una parte del capitale investito. E comunque avrà un rendimento reale negativo. Usciremo dal supermercato con il carrello e non potremo ritirare nemmeno l’euro.

Ci sarà un’altra parte di denaro che verrà invece investita in prodotti i cui orizzonti temporali consigliati sono ben più lunghi dei sei mesi o dell’anno (leggere i KID per scoprirlo), con costi molto alti e rendimenti incerti quasi sempre minori a quelli di mercato causa costi.

Avete scoperto esattamente cosa c’è dietro lo specchietto. Siete ancora così sicuri di voler interpretare il ruolo dell’allodola protagonista domani?

Buon investimento.

9 Commenti

  1. Paolo 26 Luglio 2023 at 06:11 - Reply

    Articolo molto interessante. Quando dice che per i fondi monetari bisogna verificare che abbiano una fiscalità agevolata almeno per il 90% del portafoglio cosa intende? Come si fa a conoscere la fiscalità di detti fondi? Potrebbe indicarmi il codice ISIN o il Ticker di alcuni di essi?
    Grazie e Distinti Saluti

    • Lorenzo Biagi 26 Luglio 2023 at 09:53

      Ciao Paolo e sono felice per gli spunti di riflessione che ti ha offerto l’articolo. Ti consiglio di partire dalla lettura di questo articolo di qualche mese fa https://investireconbuonsenso.com/2023/03/20/cosa-sono-e-a-chi-servono-i-fondi-monetari/ e che può già aiutarti a capire. Tassazione agevolata significa che se i fondi monetari investono fisicamente in titoli di stato oppure in obbligazioni sovranazionali allora la tassazione applicata sulle cedole incassate dall’ETF sarà del 12,5% rispetto al 26% che viene applicato su tutte le altre obbligazioni (corporate investment grade, high yield, convertibili, subordinate bancarie, conti deposito, ecc…).
      Purtroppo questa informazione preziosa va ricercata in modo un pò artigianale nel senso che non conosco motori di ricerca che offrono il dato. Ogni emittente ha una pagina del proprio sito dove puoi trovare l’informazione.
      Per una lista di fondi monetari puoi fare riferimento al sito justetf.com prendendo solo quelli che investono nel mercato monetario europeo https://www.justetf.com/it/find-etf.html?assetClass=class-moneyMarket.
      Ad esempio per il celebre Xtrackers Overnight swap qui trovi sotto fiscalità un file aggiornato con le percentuali di titoli in white list (96,73% l’ultimo) ovvero quelli in fiscalità agevolata.
      Per Amundi Govies 0-6 Eur lo trovi qui https://www.amundietf.it/it/privati/products/fixed-income/amundi-etf-govies-06-months-euro-investment-grade-ucits-etf-dr/fr0010754200 e così via per ogni casa di investimento. Spero di aver fatto maggiore chiarezza. A presto.

  2. Luca 3 Luglio 2023 at 17:40 - Reply

    Tutto verissimo, bell’articolo.
    Però bisogna anche tenere in considerazione
    1) la facilità di accesso ai conti deposito
    2) la possibilità di accesso ai propri risparmi
    Mi riferisco in particolare alla strategia di investire il proprio fondo di emergenza in prodotti a basso rischio come i CD. Per definizione il fondo di emergenza serve per le emergenze, e devo avere la possibilità di potervi accedere in uno/due giorni. Investendo in BOT/BTP ciò è possibile? Domanda vera eh, sono ignorante.
    Personalmente, essendo alla ricerca di un immobile da acquistare, nell’attesa che ciò avvenga ho deciso di parcheggiare i mie risparmi su un conto corrente che offre il 3.3%-3% sul saldo.

    • Lorenzo Biagi 3 Luglio 2023 at 17:47

      Acquistando un titolo di stato si può vendere sul mercato in qualsiasi momento a differenza dei conti deposito vincolati. Attenzione sempre a considerare la differenza tra vincolati e non (che rendono meno ovviamente).
      Il difetto di questa operazione con i titoli di stato sono i costi. Costi di negoziazione (che non ci sarebbero portando il titolo a scadenza) e spread tra prezzo di acquisto e vendita, modesto soprattutto per i BTP, ma da tenere in considerazione.
      La soluzione al tuo problema si chiamano ETF monetari che incorporano attualmente rendimenti ben superiori al 3% essendo collegati ai tassi della BCE. Vendi quando vuoi e rischi di oscillazione dei prezzi molto modesti. Anche in questo caso attenzione a verificare che il fondo abbia una fiscalità agevolata almeno per il 90% del portafoglio. E non per tutti gli ETF monetari è così.

  3. Vincenzo 29 Giugno 2023 at 11:09 - Reply

    Vero, vero, tutto vero. Ottimo articolo che spiega bene come interpretare nel modo corretto questi “prodotti”…! :-P

    • Lorenzo Biagi 29 Giugno 2023 at 11:17

      Grazie Vincenzo!

  4. lwsco 19 Giugno 2023 at 13:19 - Reply

    mi piacerebbe sapere come investi i tuoi risparmi

    • Lorenzo Biagi 19 Giugno 2023 at 14:33

      Ho scritto un libro https://investireconbuonsenso.com/2022/11/01/come-investire-il-mio-primo-euro/ su come i genitori possono investire i risparmi per i propri figli. Essendo un racconto della mia esperienza personale da quel manuale capisci già qualcosa -); direi che questo blog ha una trasparenza tale che leggendo gli articoli (anche del passato) ti farai un’idea di come investo i miei risparmi. Ma come ripeto sempre, copiare dagli altri è un grosso errore. Ognuno di noi ha l’esigenza di investire in modi e prodotti diversi a seconda di obiettivi, condizioni familiari, tempi, ecc…Quindi tutto va costruito e adattato.
      Sicuramente il conto deposito vincolato oggi non è lo strumento migliore per gestire la liquidità.
      A presto.

  5. Elio 19 Giugno 2023 at 08:04 - Reply

    Ok grazie

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