By |Categorie: Investimento|Pubblicato il: 20 Novembre, 2023|

Esiste la possibilità di investire in azioni con un rischio di perdere soldi molto vicino a zero? A certe condizioni la risposta è sì e non servono complicati prodotti finanziari o cervellotiche strategie per ottenere il risultato. In questo articolo vi spiegherò quale preziosa eredità ci ha lasciato l’era dei tassi zero.

Una notizia troppo bella per essere vera?

Gli ingredienti per quella che apparentemente sembra essere una notizia troppo bella per essere vera si chiamano tempo, un’obbligazione con prezzo molto sotto la pari (ovvero sotto 100) e un ETF azionario a vostra scelta.

Il tempo definirà la quantità di componente azionaria che potremo utilizzare in questa strategia, che ripeto, sarà ad altissima probabilità di capitale garantito salvo rarissime e improbabili eccezioni di cui comunque è doveroso tenere conto. Unico obbligo, i tre ingredienti dopo il loro utilizzo non dovranno più essere disturbati.

Quando utilizzate strategie come quella che vi spiegherò tra poco consiglio due cose in particolare.

Prima di tutto utilizzare ETF tradizionali che investono sulle borse globali. Se proprio non ce la fate e preferite acquistare un ETF tematico a base di intelligenza artificiale oppure di blockchain, nessun problema. Il capitale sarà comunque garantito allo scadere di quello che è il perno di tutto, ovvero la nostra obbligazione, però la probabilità di incassare il premio non sarà la stessa.

Se infatti la protezione del capitale investito è importante, non dimentichiamo mai che stiamo investendo per guadagnare soldi, non per perderli. Con l’azionario mondiale le probabilità di guadagnare sono decisamente più alte di qualsiasi fondo o ETF tematico che può subire shock anche devastanti, con tempi di recupero dalle perdite non necessariamente coincidenti con il nostro orizzonte temporale. Per approfondire l’argomento consiglio la lettura di questo articolo di Morningstar.

Il secondo consiglio è quello di affidarsi a qualcuno di competente nel selezionare i due lati della medaglia. Quello obbligazionario e quello azionario via ETF. La superficialità o la superbia sono spesso precursori di disastri.

La genesi della strategia

Questa strategia l’ho appresa durante gli anni di lavoro molto formativo presso l’area finanza di una piccola banca italiana dove, per distinguersi dai colossi bancari, bisognava abbinare ingegno e fantasia alla tecnica.

Erano i tempi immediatamente successivi la Grande Crisi Finanziaria del 2008 e per le banche non era facile raccogliere denaro dai risparmiatori. Nemmeno convincerli ad acquistare strumenti gestiti azionari.

E così ci venne un’idea molto semplice. Per riuscire a collocare un prestito obbligazionario della banca (quella era la parte tutto sommato facile, bastava alzare il rendimento a scadenza comprimendo però il saldo positivo del conto economico aziendale) decidemmo di abbinare al bond uno dei primi certificate benchmark quotati sul mercato italiano, certificate che replicava integralmente un indice europeo (quella era la parte difficile perché la propensione a rischiare delle persone era sotto le scarpe dopo il fallimento di Lehman).

Il certificate in questione era molto simile all’ETF di oggi almeno come missione finale, avendo l’obiettivo di “copiare” per intero un indice di prezzo azionario.

La strategia funziona solo a certe condizioni

Il team di cui facevo parte decise così di costruire (e poi far emettere alla banca) un’obbligazione zero coupon, quindi un bond privo di cedola la cui differenza tra prezzo di emissione e rimborso (100) rappresenta la quota interessi per l’investitore.

Per avere accesso all’obbligazione dal rendimento molto interessante, con il capitale non impiegato nell’acquisto del titolo a reddito fisso il cliente avrebbe dovuto acquistare un certificate azionario.

Nel caso specifico, ricordo che l’obbligazione venne emessa ad un prezzo di 80 con il rimborso previsto a 100 quattro anni dopo. L’investitore quindi versava 800€ per ottenere a scadenza un rimborso comprensivo di interessi pari a 1.000€, a cui sottrarre ovviamente le imposte sugli interessi percepiti (genericamente la differenza tra prezzo di rimborso e di emissione).

Tralasciando per un attimo il discorso fiscale per semplificare , l’ingrediente tempo e l’ingrediente obbligazione ci consentivano in quel caso di investire al massimo il 20% del capitale (200€) nel certificate azionario. Che a quel punto si trasformava in un investimento a capitale praticamente garantito non essendo possibile avere delle perdite rispetto al valore iniziale di partenza investito, ovvero i mille euro.

Anche ipotizzando infatti un’improbabile scenario di azzeramento del valore di un indice azionario, oppure di default dell’emittente del certificate, l’obbligazione avrebbe rimborsato a scadenza 100, quindi il capitale investito dei mille euro sarebbe stato salvaguardato.

Sappiamo che gli indici azionari per loro natura non possono andare a zero (anche se a dire il vero le borse di Cina e Russia nel corso della storia sono scomparse per un po’ di tempo). Quindi, pur ipotizzando che questi 200€ investiti in azioni perderanno per strada il 90% del loro valore, alla fine del quarto anno, vendendo il certificate sul mercato, il cliente avrebbe ricavato 20€ (200€ – 90%). Ai 20€ si sarebbero aggiunti i 1.000€ rimborsati dall’obbligazione alla scadenza.

Il risultato dell’investimento sarebbe stato a quel punto generato dalla differenza tra i 1.000€ investiti (800€ di obbligazione + 200€ di certificate)  e 1020€, la cifra incassata dalla vendita del certificate sommata al rimborso dell’obbligazione. sempre al lordo delle varie imposte fiscali. Ma siccome so che i più pignoli obietteranno che le tasse si devono pagare e quindi il capitale non è vero che è garantito, eccovi accontentati. Il risultato finale sarebbe stato di 995€ per una perdita modestissima.

In questo caso un investimento più prudenziale del 15% in azioni sarebbe stato sufficiente per avere la certezza di un saldo totale invariato anche se, lo ripeto, mercati azionari che dopo quattro anni perdono l’80% o più del loro valore è un’ipotesi altamente improbabile. E qui torno al discorso di scegliere indici ad ampia diffusione e non nicchie modaiole o altamente speculative.

Gli stessi pignoli mi obietteranno anche che le banche possono fallire e quindi non rimborsare l’obbligazione. Accontenterò di nuovo il vostro polemico appetito nell’esempio che farò tra poco il rischio di default dell’emittente risulterà azzerato.

Spiegata la genesi di questa strategia molto semplice che altro non è che l’anticamera semplificata della  costruzione di quei certificate tanto pubblicizzati dalle banche, veniamo ai giorni nostri con l’era del tasso zero che ci ha lasciato in eredità degli ingredienti di altissima qualità.

Ingredienti ideali per realizzare un piano di investimento in azioni, ma con altissima probabilità di garanzia del ritorno integrale del capitale.

Un esempio pratico di applicazione della strategia

Più il tempo a nostra disposizione durante un investimento è lungo e più l’ingrediente azionario può esercitare un ruolo di crescita del capitale importante e quindi potenzialmente redditizio.

Ipotizziamo di avere questo problema da risolvere. Come investire i risparmi per il figlio appena nato senza correre però il rischio di perdere soldi.

Quesito classico che imperversa sui vari forum di finanza a partire da Reddit.

Prima di addentrarmi nella simulazione un appello è doveroso anche se in palese conflitto di interesse con la professione che esercita il sottoscritto: per favore evitate di fare da soli o se lo fate dovete essere sicuri di avere competenze adeguate e comprendere bene il meccanismo. Basta poco per trasformare una strategia positiva in un incubo.

Gli ingredienti finanziari non sono ingredienti di base come farina o uova e il rischio di fare danni è molto alto. Il consiglio di rivolgersi a un consulente finanziario è più che mai opportuno in questi casi.

Ma torniamo al nostro esempio.

L’obiettivo è investire 1.000€ di risparmi a favore di un figlio appena nato e all’età di 18 anni lasciare nelle sue mani il patrimonio accumulato.

Partenza 2023 + 18 anni ci porta al 2041.

Ingrediente tempo = 18 anni

A questo punto dobbiamo andare a trovare sul mercato un’obbligazione con il massimo grado di affidabilità (rating AAA) per avere la certezza che il risultato finale sarà quello desiderato (pignoli accontentati). L’obbligazione dovrà essere zero coupon (ma ne esistono pochissime in circolazione) oppure con un tasso fisso talmente basso da rendere l’obbligazione in pratica uno zero coupon (ne esistono moltissime grazie alla politica del tasso zero degli scorsi anni).

Attualmente quotate sul mercato obbligazionario italiano si trovano diverse obbligazioni con queste caratteristiche. Con la scadenza 2041 ad esempio troverete obbligazioni emesse dalla Banca Europea degli Investimenti BEI con cedole praticamente a zero, oppure  obbligazioni sempre tripla A emesse dall’Unione Europea. Il prezzo di questi bond è oggi sotto quota 60 e il loro merito di credito o rating (tripla A) garantisce una probabilità di rimborso alla scadenza molto vicina al 100%.

Queste obbligazioni fino al 2041 incasseranno cedole nulle o irrilevanti che al massimo serviranno per finanziarie l’imposta di bollo che regolarmente lo Stato italiano ci chiede ogni anno per il solo fatto di possedere uno strumento finanziario.

Quello che conta però è che queste obbligazioni verranno rimborsate alla scadenza fra 18 anni al prezzo di 100, garantendo un rendimento superiore al 3% netto all’anno alle quotazioni di oggi.

Costo ingrediente obbligazione = 600€

Quel 3% di rendimento annuo è esattamente quello che ci serve per selezionare il terzo ingrediente, quello più speziato.

L’ingrediente azionario deve avere una caratteristica ben precisa. Deve essere un ETF per avere costi di gestione bassissimi in grado di neutralizzare l’inevitabile effetto negativo sui rendimenti. Il classico attrito che possiamo solo cercare di minimizzare, non eliminare.

Il nostro terzo ingrediente non può quindi essere rappresentato da un fondo di investimento o una gestione patrimoniale o una polizza finanziaria tipo unit linked. Troppo care.

Ipotizzando di scegliere uno dei tanti ETF che investono nell’azionario mondiale dove i costi sono compresi tra 0,1% e 0,2% all’anno, avremo sul tavolo tutti quello che serve.

Con i 400€ residui (600€ li abbiamo investiti in obbligazioni) andremo perciò ad acquistare l’ETF desiderato.

Costo ingrediente azione = 400€

Mettiamo insieme tutti gli ingredienti

Riepilogando. Abbiamo investito al costo di 600€ per 18 anni su una obbligazione che rimborserà 1.000€ nel 2041 quando il ragazzo o la ragazza diventerà maggiorenne. I 1.000€ di partenza sono rimasti tali pur perdendo in termini reali valore a causa dell’inflazione.

Ma abbiamo investito 400€ nell’ETF azionario globale.

Con un rendimento medio annuo composto del 8% sul mercato azionario per i prossimi 18 anni, i 400€ diventerebbero quasi 1.700€ al lordo delle tasse sui guadagni. Costi di negoziazione praticamente inesistenti perché con due acquisti siamo a posto per 18 anni. Le banche vi odieranno ma ciò che conta è il vostro benessere finanziario non il loro conto economico.

Se le borse nel medio lungo periodo dovessero crescere ricalcando le proprie medie storiche, alla fine del percorso il figliolo fortunato si ritroverebbe con 1.000€ rimborsati dall’ obbligazione a scadenza e 1.700€ generate dall’investimento azionario. Totale 2700€ su 1.000€ investiti e sforzo praticamente zero. Rendimento lordo annuo del 5,7%.

Non male e che al netto delle tasse si trasformerebbe in 4,7%. Anche il potere d’acquisto sarebbe ampiamente tutelato e accresciuto ipotizzando un tasso medio di inflazione annuo del 2%.

Ovviamente potrebbe non andare esattamente come sperato. La storia ci racconta che di decenni persi le borse ne hanno vissuti parecchi.

Se  i mercati azionari non dovessero quindi guadagnare nulla in 18 anni, il dono dei genitori sarà di 1.000€ euro (il valore rimborsato a scadenza dalle obbligazioni) a cui sommare 400€ di azioni dal rendimento zero. Totale finale 1.400€ lordi, che al netto delle imposte diventerebbero 1.350€. Rendimento annuo netto del 1,7%. Pur sottraendo anche la fastidiosa imposta patrimoniale annua dello 0,2% il potere d’acquisto sarebbe molto vicino all’essere conservato.

Esiste però anche un terzo scenario, quello che possiamo considerare il più estremo: una perdita dopo 18 anni dei mercati azionari del 80% nonostante i dividendi incassati.

Siamo al limite dell’impossibile visto che non si è mai verificato uno scenario di questo tipo in un arco temporale così lungo, ma come dico sempre nulla va scartato quando si pianifica a livello finanziario.

Fra 18 anni il ragazzo/a si ritroverà con 1.000€ di obbligazioni rimborsate (950€ netto) a cui si aggiungono i 400€ originari decurtati dell’80%, quindi 80€. Nel 2041 il gentile cadeau dei genitori sarà di 1030€. L’inflazione non sarà stata domata, ma il capitale iniziale sarà stato rimborsato.

Disclaimer finale. Tutti questi passaggi ha senso attivarli se abbiamo l‘assoluta certezza che non muoveremo questi due titoli per 18 anni. Nel durante le oscillazioni di prezzo potrebbero essere intense sia per l’obbligazione che per l’ETF azionario. Se fossimo costretti a vendere perché non abbiamo ad esempio creato un’adeguata scorta di sicurezza, tutto il castello costruito nelle righe precedenti crollerebbe.

Questa strategia può essere modulata e arricchita a proprio piacere e soprattutto utilizzata anche per altre fasi di vita. La tecnica della scala su obbligazioni ad esempio ben si presta ad utilizzi un pochino più articolati.

L’obiettivo certo della garanzia del capitale, ciò che blocca molti investitori impauriti, farà di questa strategia un modo gentile per introdurre a piccole dosi il “rischio” azionario facendone apprezzare nel tempo le qualità di eccellente generatore di ricchezza.

Dimostrando anche che spesso e volentieri la parola rischio non viene correttamente utilizzata quando gli ingredienti sono di così alta qualità.

Buon investimento.

3 Commenti

  1. MisterK 28 Novembre 2023 at 08:53 - Reply

    Si può fare anche con dei Bot annuali. Ogni anno rinnovo e investo gli interessi ( la differenza tra il rimborso e il prezzo di acquisto del rinnovo: attualmente un 3%) in un “PAC” annuale Azioni Globali. Pian piano la componente azionaria sale come %. Praticamente ho il capitale protetto lungo tutto il percorso.

  2. Nicola Protasoni 20 Novembre 2023 at 11:15 - Reply

    ciao, ottimo articolo come sempre.
    Domanda per l’esperto sul campo. Non succede che il cliente vede comunque “2 linee” nel suo portafoglio (l’obbligazione e l’ETF azionario) e quindi in caso di drawdown significativo dell’ETF lo vende, perdendosi la logica del “pacchetto”?
    Capisco cosa si vuole ottenere a livello comportamentale ma non c’e’ il rischio di partire con un portafoglio che offre meno rendimenti attesi di una qualsiasi combinazione 60/40, 40/60 o come vuoi, e che in realta’ non risolve il rischio di uscire nel momento peggiore?
    E’ un po’ lo stesso paradosso dei fondi di Private Equity: se offro la stessa struttura dentro un certificato che non fa mark-to-market (ed e’ pure meno liquido) mantengo pero’ quella iniziale aspettativa di “capitale garantito” perche’ faccio vedere la somma delle due posizioni e solo su determinati intervalli temporali (meglio ancora se la costruisco con bond + call option).

    • Lorenzo Biagi 20 Novembre 2023 at 12:01

      Grazie Nicola, hai assolutamente ragione, il rischio “emozione” è altissimo e se la struttura non viene percepita come scatolina separata non sempre arriva alla conclusione prevista.
      Per esperienza (ovvero quello che vidi accadere ai clienti ai quali offrimmo la strategia al tempo) non è mai in pericolo la garanzia del capitale, nel senso che se lo strumento azionario va in perdita nessuno vende fino alla fine.
      Quando invece il gain arriva già in doppia cifra in poco tempo i due mondi si “staccano” perché cmq il risultato minimo è già stato raggiunto in poco tempo.
      Il problema delle scatole chiuse e oscure del private equity o di altri alternativi simili è quello della comunicazione, almeno secondo me. Non sai dove e come investono e il non avere la consapevolezza di come sta andando nel durante (classico bias del controllo che non serve a nulla ma ci fa sentire sicuri) rende nervosi e scettici.
      Il consiglio che posso dare per questa strategia è trovare modi per tenerla separata fisicamente dagli altri investimenti (tipo depo titoli diverso) oppure, se si è bravi e ordinati, nel file excel dove annotiamo i progressi verso gli obiettivi mettere qualche immagine che richiami il perché lo stiamo facendo (tipo foto dei figli, o classica spiagga tropicale, o altro).

Lascia un Commento