By |Categorie: Pensione|Pubblicato il: 11 Dicembre, 2023|

Poche settimane fa, un personaggio poco noto al pubblico italiano che di nome fa Dave Ramsey, ha letteralmente terremotato il mondo della personal finance americana criticando aspramente quei “supernerds” da laboratorio (parole sue) che vanno in giro per il mondo a impaurire i futuri pensionati e i giovani aspiranti FIRE, predicando tassi di utilizzo sostenibili del capitale privato durante la pensione di “appena” il 3%-4% ogni anno.

Per tasso di utilizzo sostenibile (o prelievo) del capitale si intende quella percentuale del patrimonio privato che andremo a consumare durante la pensione (o prima se avremo smesso di lavorare in anticipo) per integrare gli assegni provenienti da Inps, casse previdenziali o comunque rendite perpetue. Tutto senza correre il rischio di esaurire i soldi prima che si esaurisca la nostra vita terrena.

La “semplice” ricetta di Dave Ramsey per vivere felici finanziariamente

La ricetta del popolare quanto prolifico scrittore americano (su Amazon trovate anche in italiano molti libri centrati sulla libertà finanziaria) è semplice.

Investire al 100% in azionario americano e prelevare ogni anno, da un certo momento della vita in avanti, l’8% del capitale.

Questa banale mossa non esaurirà il patrimonio finanziario prima di passare a miglior vita, in una sorta di albero sempreverde che pur con potature regolari sarà sempre rigoglioso.

La fonte di eterna ricchezza secondo Ramsey si chiama rendimento medio della borsa americana che la storia ci dice aver sgorgato al ritmo del 12% all’anno. Anche con un’inflazione media annua del 4% si comprende che l’8% è praticamente garantito.

Peccato che quell’acqua non è esattamente così limpida. E questo lo vedremo tra poco.

Ma è veramente così? Davvero la regola del 4% rappresenta una bufala costruita ad arte solo per rendere più ricchi i venditori di gestioni finanziarie che ovviamente vedono i prelievi dei loro clienti come fumo negli occhi visto che andranno a erodere le future commissioni?

Nell’articolo di oggi cercherò di rispondere ad alcuni di questi quesiti adeguandoli, dove possibile, alla realtà italiana di un investitore medio che ha a sua disposizione 500 mila euro di capitale al momento del ritiro ed è disposto a investirlo al 100% in azionario internazionale. Perla rara, ma ci proviamo.

Ripeterò poi lo stesso esercizio sostituendo la percentuale del 8% con un più “modesto” 4% modificando anche in senso più conservativo l’asset allocation dell’investimento.

Le regole (errate) della teoria dell’abbondanza di Ramsey

Prima di tutto alcune precisazioni sulle tante inesattezze che popolano la teoria dell’abbondanza espressa in modo un po’ troppo esuberante da Ramsey.

Consiglio la lettura di questo documento di risposta agli sproloqui a firma di David Blanchett, Michael Finek e Wade Pfau (tre dei supernerds accusati, pur senza essere nominati, da Ramsey). Per chi è interessato al tema tre vere e proprie istituzioni in materia.

A questo documento si sono sommate nei giorni successivi il video incriminato valanghe di precisazioni che ho raccolto per voi e tenterò di sintetizzare utilizzando le critiche come ottime lezioni di educazione finanziaria a beneficio di chi sta per approcciare l’importante momento della vita che coincide con il ritiro dal mondo del lavoro (ma non solo).

  • Il rendimento medio annuo del 12% su un fondo che investe nella borsa americana prevede prima di tutto la capacità predittiva di scoprire quel fondo in anticipo, avere la fortuna che tale persistenza duri per almeno 30 anni consecutivi, spendere praticamente zero e confidare su qualcosa che non è mai successo nella storia, ovvero che i rendimenti annuali siano costanti e privi di volatilità.
  • Anche ipotizzando che la prima parte della scommessa sia stata vinta (quindi un rendimento medio annuo del 12% abbinato a doti paranormali di scoprire il prodottino  magico in anticipo e con capacità di persistenza nel mantenere il rendimento del 12% infinite), la seconda parte appare di difficile realizzazione e vediamo perché.

Alto rendimento inevitabilmente significa alte oscillazioni (salvo acquistare qualche fondo chiuso che a costo di elevate dosi di anestetico vi restituirà un pò di denaro in più (forse) fra 10 anni) e quindi tanta volatilità.

E la volatilità, qualunque essa sia, è sempre un detrattore di rendimento. Di quanto?

Assumendo una volatilità storica della borsa americana del 17% e applicando questo numero al rendimento medio annuo del 12% citato da Ramsey, dovremo sottrarre l’1,5% di rendimento al risultato finale. L’inglesismo di turno etichetta questa perdita nelle tubature come “volatility drag”.

Fonte: Moneychimp

  • Ramsey utilizza il rendimento medio per i suoi calcoli, ma chi legge questo blog da tempo sa bene che per un investitore quello che conta non è il rendimento calcolato non con una media aritmetica visto che la volatilità ci mette lo zampino.

La media corretta da guardare quindi è quella geometrica caro Dave, non quella aritmetica.

Se la mia avventura da investitore comincia con 100 mila euro e realizzo una performance del +50% il primo anno e del -50% il secondo anno, la media aritmetica dei rendimenti è zero, ma il rendimento del mio investimento no, visto mi ritroverò alla fine del secondo anno con 75 mila euro e non 100 mila.

Rimando ai due articoli Il Gioco delle Medie e Il Gioco delle Medie parte 2 per un approfondimento sul tema.

Soprattutto per chi vive di rendita con un capitale privato accumulato negli anni, gli eventi avversi nella prima parte del tempo hanno effetti molto impattanti.

La sequenza di come i rendimenti prendono corpo durante la fase di accumulazione non ha grande importanza (se investiamo tutto e subito, un pò di più se facciamo un PAC), ma è determinante durante la fase di decumulo. Questo articolo spiega perché.

  • Il prelievo sbandierato da Ramsey (80 mila dollari l’anno ovvero 8% di 1 milione) deve essere adeguato ogni anno per l’inflazione, indipendentemente dall’andamento dei mercati. A meno di essere disposti a ridurre progressivamente il tenore di vita man mano che l’età avanza.

Ad esempio, gli 80 mila dollari inflazionati annualmente al 4%, il 30esimo anno richiederanno un “prelievo” annuo di quasi 260 mila dollari per mantenere inalterato il potere d’acquisto ai livelli di partenza dell’anno 1.

Fonte: Deutsche Bank

  • L’ipotesi di Ramsey si basa sul possesso di un investimento al 100% in azioni sempre e comunque.

Impossibile da sostenere per la maggioranza dei pensionati italiani e americani, oltretutto illogica proprio per il rischio enorme che si porta dietro la sequenza dei rendimenti vista poco fa.

La realtà (e gli imprevisti della vita) è decisamente più complessa e psicologicamente intricata di quello che professa Ramsey.

Richiamando un parallelo ciclistico a me caro, è un pò come pensare di affrontare un lungo rettilineo in discesa senza freni perché siamo assolutamente sicuri che  alla fine della strada ricomincerà la salita e quindi la fisica ci sarà amica.

Certo, ma se mentre scendiamo veloci come un missile ci attraversa la strada un animale selvatico, se un’auto decide di uscire improvvisamente da un incrocio, se il nostro compagno di discesa cade, se una gomma si buca, se la moglie chiama al cellulare e siamo in ritardo di un’ora sul pranzo parenti, se, se, se.

Anche le strade più semplici possono improvvisamente popolarsi di ostacoli. Anche i mercati più redditizi ogni tanto regalano dispiaceri. Avere qualche “freno di emergenza” non è mai una cattiva idea.

  • La previsione di Ramsey si basa sulla convinzione di essere “più forti degli Dei” (citando il titolo di un vecchio libro di Peter Bernstein). Chi ci garantisce che in futuro saranno ancora questi i rendimenti delle azioni americane. E chi ci garantisce che investire al 100% in azioni “solo” America non rappresenti un fattore penalizzante?

La storia è piena di decadi perse e se queste arrivano durante il nostro periodo di ritiro i problemi si fanno grossi.

Forse andrà bene, ma forse anche no. Siccome indietro non si torna, in finanza credo non sia accettabile e professionalmente corretto predicare un piano con un così ampio margine di incertezza.

E spero che nessuno tiri fuori la storia di investire per 40-50 anni ininterrottamente azzerando il rischio di perdere soldi.

Su quali basi lo facciamo? Su dati che hanno a malapena un secolo di storia (quelli americani), di una geografia esclusiva (sempre made in USA) e soprattutto su numeri impressi è vero negli indici ufficiali, ma non nei portafogli degli investitori visto che mezzo secolo fa acquistare azioni era decisamente caro e comunque non alla portata di tutti. Quindi le statistiche sono utili ma vanno prese con la dovuta cautela e contestualizzate soprattutto in fase di “retirement”.

  • La strategia di Ramsey richiede una flessibilità di spesa gestibile da un trentenne, difficile da sostenere per un settantenne impossibilitato a ritornare nel mondo del lavoro, ma anche intriso di abitudini ormai incrostate. Ovviamente con tassi di prelievo così aggressivi questa ipotesi non viene presa per nulla in considerazione.

Queste sono solo alcune delle critiche sollevate nei confronti di Dave Ramsey che sicuramente ha guadagnato in clic e popolarità, meno in autorevolezza visto che la pozione appare decisamente “poco” magica.

Negli anni Ramsey ha fornito tanti contributi al miglioramento della gestione delle finanze personali (soprattutto alla voce debiti) e lo ha fatto in modo intelligente. Altrimenti non sarebbe ancora sulla cresta dell’onda e nemmeno venderebbe un sacco di libri.

Questa volta però il suo obiettivo di richiamare l’attenzione non solo è stato un boomerang, ma rischia anche di rivelarsi illusorio e pericoloso per molti dei suoi fans.

Cosa sarebbe successo se…

Entriamo adesso in laboratorio e cerchiamo di capire cosa sarebbe successo a un investitore che nel 1992 avesse deciso di utilizzare:

  • 500 mila dollari di risparmi investendo in un ipotetico fondo internazionale
  • il fondo è composto al 50% da azioni Usa e 50% azioni non USA ribilanciate ogni anno
  • il costo complessivo del fondo è di 0,6% (così mettiamo nel conto anche l’imposta di bollo italiana)
  • il prelievo annuo del capitale è del 8% ogni anno, oppure di 40 mila annuo sempre fisso oppure aumentato per l’inflazione ad ogni giro di calendario

Caso 1) Prelievo di 40 mila dollari ogni anno adeguandoli per l’inflazione

Game over nel 2012.

Il capitale si esaurisce dopo 20 anni e a quel punto si potrà contare solo sulla pensione pubblica con zero patrimonio finanziario a disposizione (casa esclusa se di proprietà).

Fonte: Portfoliovisualizer

Caso 2) Prelievo di 40 mila dollari ogni anno NON adeguandoli per l’inflazione

Tutto ok, siamo apparentemente salvi. Ogni anno incassiamo 40 mila dollari e il capitale residuo a oggi si è assottigliato a 78 mila dollari.

Attenzione però. In termini reali, quindi considerando l’inflazione, i 40 mila dollari (che facciamo finta di trasformare magicamente in euro con una conversione 1 a 1) ipoteticamente utilizzati per consumare beni o servizi in Italia nel 1992 oggi hanno una capacità si spesa molto ridotta.

Per acquistare gli stessi prodotti del 1992 servirebbero infatti in questo momento ben 77 mila euro.

Per chi è capace di essere così flessibile nelle spese fin quasi a dimezzarle rispetto alla partenza, ok possiamo concludere che questo è uno scenario che (a fatica) è sopravvissuto negli ultimi 30 anni

Fonte: Portfoliovisualizer

Caso 3) Prelievo dell’8% all’anno.

Capitale che per ovvie ragioni matematiche non termina mai tendendo all’infinito, ma che presenta criticità enormi in termini di flessibilità di spesa.

Ad esempio, nel 2003 con un capitale ridotto a 300 mila dollari, il prelievo annuo non poteva più essere di 40 mila dollari, bensì di 24 mila dollari (8% di 300 mila). Nel 2009, oltre 15 anni dopo, il prelievo annuale diventava di 17 mila dollari. Oggi i 40 mila dollari originariamente prelevati il primo anno si sono ridotti a 23 mila.

Ricordo che tenendo conto dell’inflazione italiana i 40 mila euro iniziali dovrebbero essere 77 mila per tenere il passo del potere d’acquisto.

Oggi siamo costretti a prelevare ogni anno circa un terzo di quello che sognavamo da giovani. C’è poco da festeggiare.

Fonte: Portfoliovisualizer

Quando la realtà spegne le illusioni

Questa la cruda realtà che di fatto certifica, prove alla mano, il fallimento della strategia professata da Dave Ramsey.

E non ho tenuto conto della tassazione sui guadagni che appesantirebbe ancora di più il fardello.

Abbiamo analizzato il rendimento annuo composto di un portafoglio di investimento 100% azionario internazionale che è stato in questo periodo del 6.5% e non del 12%. Se avessi utilizzato solo azioni americane il rendimento annuo sarebbe stato del 8.8%. Sempre al lordo di tasse e inflazione.

Comunque la si giri la frittata di Dave Ramsey sembra essere tale, una “sparata” probabilmente fatta ad arte per attirare l’attenzione e pubblicare un nuovo libro che vedrà campeggiare l’8% come tasso di prelievo sostenibile per gli anni che verranno con codazzo di polemiche al seguito.

La storia conferma che questo numero è insostenibile.

Ma se al posto del 8% avessimo usato il 4%?

Ci riproviamo, ma con il 4%

Prima di tutto una premessa. Questa è la fotografia scattata negli ultimi 30 anni.

Alla fine del prossimo anno il risultato potrebbe essere diverso ed è sempre consigliato adottare strumenti decisamente più raffinati per pianificare un momento della vita così delicato dove buona parte della nostra esistenza dipenderà dai risparmi accumulati nel tempo.

Quando svolgiamo questo tipo di simulazioni per i nostri clienti nell’esercizio dell’attività di consulenti indipendenti (pardon in Italia si chiamano autonomi quelli veri) ipotizziamo numerosi scenari con tecniche statistiche complesse ma considerate al momento tra le più efficaci, progettando un piano che contempla al suo interno probabilità di realizzazione molto elevate.

Quello che ci interessa è avere la consapevolezza che ci salveremo nello scenario peggiore, non vivere sognando quello migliore. E per raggiungere questo scopo si potrà ad esempio sacrificare la percentuale di prelievo iniziale del capitale, oppure destinare una parte dell’asset allocation agli strumenti meno volatili.

L’obiettivo è arrivare fino in fondo, non fare i fenomeni per qualche anno quando ancora salute e capitale umano ci sostengono.

Detto questo, il 4% di prelievo tradotto in 20 mila dollari annui aggiustati per l’inflazione (capitale esaurito nell’ipotesi Ramsey del 8% dopo 20 anni) non solo sarebbe sopravvissuto al test, ma avrebbe consentito al supernerds di turno di ritrovarsi con oltre 1,2 milioni di dollari dopo tre decadi (attenzione, sempre al lordo di tasse).

Fonte: Portfoliovisualizer

Anche utilizzando un’asset allocation 60% azioni internazionali 40% titoli di stato a media scadenza, il risultato a parità di condizioni sarebbe esaltante. Prelievo garantito e 1 milione di dollari ancora in tasca al termine del periodo.

Per i più curiosi, l’azzeramento del capitale oggi ci sarebbe probabilmente (ricordo che sono sempre simulazioni con margini di errore seppur contenuti) prelevando poco più di 30 mila dollari l’anno aggiustati per l’inflazione.

Ma abbiamo vissuto anni eccezionali quanto a performance, soprattutto nell’ultima decade. Non necessariamente il futuro ricalcherà le pieghe del passato e la tabella presa da questo blog la dice lunga circa il fatto che ragionare su un tasso di prelievo aggiustato per l’inflazione superiore al 4% appare un esercizio che sfida il destino. Ovviamente in assenza di rendite passive perpetue come una pensione pubblica.

Fonte:earlyretirementnow.com

Ma proprio per questo esiste la pianificazione finanziaria. Pianificare non è facile e difficilmente si rivela un esercizio esatto al centimetro a distanza di tanti anni.

Esercizio però utile per comprendere se stiamo viaggiando verso il traguardo di notte a fari spenti su una strada di montagna, oppure di giorno, direzione mare ascoltando musica e pensando alla vacanza dell’anno prossimo.

Buon investimento.

Per chi fosse interessato a rivedere lo show di Dave Ramsey da 1H25 il dibattito si “scalda”.

 

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