
Chi sta pensando al ritiro dal mondo del lavoro per godersi la libertà finanziaria prima dell’età prevista dalla legge per incassare la pensione pubblica, può perseguire due tipi di strategie.
La prima è quella che in inglese viene definita “probability based”.
Come dicono le parole stesse questa è una strategia che si basa su un approccio probabilistico di finanziamento del futuro tenore di vita con un portafoglio diversificato tra azioni e obbligazioni (per gli amanti degli asset alternativi si possono inserire anche oro, commodity in genere, Reits, private equity).
Le azioni in questa strategia hanno un ruolo fondamentale e dovrebbero avere un peso almeno pari o superiore rispetto alle obbligazioni. Il motivo di questa scelta di asset allocation è da ricercare nell’opportunità che offrono le azioni nel lungo periodo (dai 20 anni in su) di ottenere non solo un rendimento superiore rispetto alle obbligazioni, ma anche superiore rispetto all’inflazione controbilanciando la perdita di potere d’acquisto del denaro nel tempo. Protezione fondamentale per chi deve spendere in futuro i propri risparmi.
Obiettivo della strategia PB è ridurre al minimo rischio di longevità, inflazione, sequenza negativa dei rendimenti. La cattiva notizia è che essendo una strategia basata su probabilità non è possibile eliminare con certezza questi rischi.
Qualche margine di incertezza che rimane aperto in cambio della disponibilità di un capitale finale per eredi, spese shock che escono dalla scorta di emergenza e potenziale upside del tenore di vita.
Ma davvero nel 2025 la regola del 4% è troppo generosa?
La seconda strada che possiamo percorrere quando decidiamo di smettere di lavorare nel senso più classico del termine si chiama, sempre usando un inglesismo per fortuna comprensibile, “safety first”.
A differenza della PB, con il SF abbiamo la certezza di finanziare le spese future con una rendita altrettanto sicura; il costo di questa sicurezza si chiama perdita di disponibilità del capitale e del potenziale upside di spesa futuro, oltre che lasciti ereditari, beneficienza e copertura di spese shock.
Se di portafogli PB potremmo crearne centinaia senza mai arrivare alla certezza di quale sarebbe quello giusto (in questo campo come nel calcio siamo tutti commissari tecnici), l’approccio SF in Italia si riduce essenzialmente a tre casistiche.
La tanto bistrattata (ma preziosa per ogni piano finanziario) pensione pubblica, la rendita assicurativa e con molti limiti le obbligazioni inflation linked.
Tutto il resto che viene accampato come presunta rendita certa dagli affitti su immobili ai dividendi azionari, non può rientrare in questa tipologia di strategia molto semplicemente perché queste “entrate” non possono vantare il requisito della sicurezza dei flussi di cassa in ingresso e nemmeno della protezione dall’inflazione.
In tutta onestà bisogna anche dire che è vero che esiste una seppur remotissima possibilità che anche la strategia SF possa subire una battuta di arresto causata dal default dell’emittente pubblico o privato che sia. Possibilità che è infinitesimale rispetto ai rischi di insuccesso insiti in qualsiasi tipologia di investimento con metodo probabilistico.
La pensione pubblica ha il difetto che potrà essere incassata solo nel momento in cui certi requisiti di accesso fissati per legge saranno rispettati.
Ad esempio i 67 anni (in crescita nei prossimi anni) per la pensione di anzianità, oppure per la pensione anticipata 42 anni e 10 mesi per gli uomini (41 anni e 10 mesi per le donne) di anzianità contributiva (in crescita nei prossimi anni) o ancora 64 anni per i contributivi puri (in crescita nei prossimi anni) con alcuni prerequisiti.
Con la pensione pubblica non c’è rischio longevità, quindi esaurire il capitale prima del tempo (ma c’è un rischio di fine anticipata). Rischio inflazione quasi zero. Rischio sequenza negativa dei rendimenti zero, di mercato pure. Rischio perdita capacità cognitiva zero.
Alcuni staranno già obiettando che non c’è nemmeno un capitale residuo a scadenza, ma l’affermazione è in parte falsa. Almeno per chi può trasformare in reversibile verso il proprio coniuge la rendita con appendice di vita per chi sopravvive, ovviamente. Una rendita quella pubblica che oltretutto non fa differenze di sesso tra uomini e donne pur essendo molto differenti le aspettative di vita.
Come detto però la pensione Inps è un qualche cosa che ci vincola alle decisioni di altri quanto a tempi e modalità di accesso.
Qui entra in gioco la seconda gamba della strategia Safety First, ovvero la rendita privata, contratto stipulato presso un’assicurazione e che ha la sua maggiore diffusione sotto forma di rendita vitalizia.
Anche in questo caso come per la pensione pubblica, si perde quasi sempre la possibilità di riscuotere il capitale impiegato (il quasi è riferito a una delle tante opzionalità che in fase contrattuale possono prevedere questa situazione a costi però molto elevati e che si traslano in riduzione del valore della rendita), ma in cambio si ottiene un reddito costante che eliminerà rischio longevità e sequenza dei rendimenti. Non il rischio inflazione se non parzialmente visto che solitamente le rendite sono rivalutate in base ai rendimenti di gestioni separate assicurative gravate però da costi importanti e che portano spesso il rendimento reale finale ad essere negativo.
La rendita privata è attivabile fin da subito con consegna di liquidità all’assicuratore di turno, oppure scegliendo l’opzione prevista per i fondi pensione al momento del riscatto.
Esistono diversi simulatori che permettono di verificare mediamente cosa offre in questo momento il mercato delle rendite.
Attenzione perché casistiche e opzioni sono tante e ogni compagnia ha la propria offerta soprattutto con costi importanti da valutare sempre con attenzione.
Qui sotto un esempio di rendita richiesta per 100 mila euro di capitale per una maschio di 65 anni senza reversibilità e con tasso tecnico zero e pagamento della rendita annuale.

Fonte: Assofondipensione
Infine nell’alveo della strategia safety first ci sono i TIPS europei, ovvero i BTP, OAT o Bund indicizzati all’inflazione di cui ho già ampiamente parlato in vari articoli.
Nella barra di ricerca del blog digitate inflation linked ed otterrete come risposta credo la più ampia raccolta attualmente presente in Italia di articoli su questa tipologia di strumento che molti personaggi appartenenti alla categoria dei finfluencer non sempre conoscono fino in fondo.
Con gli inflation linked bond il problema è la scarsità di strumenti disponibili oggi sul mercato che rende improbabile la costruzione di una strategia di laddering adeguata come invece accade regolarmente negli Stati Uniti.
Per chi volesse entrare più nel dettaglio di che cosa si intende per laddering o scala consiglio la lettura di questo articolo La tecnica della scala per trasformare in un vantaggio il rialzo dei tassi.
Con i bond indicizzati il rischio longevità non è coperto, il rischio sequenza non del tutto azzerato se ho la necessità di smontare una parte del capitale prima della scadenza dello strumento, il rischio inflazione sta a zero (a scadenza), il capitale disponibile va ad esaurirsi se speso integralmente lasciando in eredità qualcosa solo in caso di morte anticipata rispetto alla scadenza integrale delle obbligazioni. Il rischio declino cognitivo non si può definire completamente azzerato visto che è comunque richiesto un intervento dell’investitore al momento della scadenza dei titoli.
Non comprendo all’interno della strategia SF le obbligazioni a tasso fisso perché non sono strumenti in grado di garantire l’eliminazione di uno dei rischi primari per chi decide di vivere con i propri risparmi, ovvero quello di perdita del potere d’acquisto a causa dell’inflazione.
Per questo gli inflation linked sono gli strumenti ideali da utilizzare in questa fase. In assenza di questi, una strategia ibrida ben costruita con singoli titoli a tasso fisso in modalità laddering ed ETF inflation linked può essere ritenuta accettabile pur consapevoli dei limiti appena citati.
Queste le opzioni sul tavolo oggi presenti sul tavolo del safety first oggi in Italia.
Nella realtà la strategia probabilmente migliore è quella di integrare un portafoglio di investimento “probability based” ad alcuni strumenti di “garanzia” a copertura delle spese primarie della nostra esistenza.
In alcuni casi questo passaggio è obbligato (quando cominciamo ad incassare la pensione pubblica e/o la rendita da fondo pensione), in altri casi sta a noi decidere quale porzione e in quali tempi dedicare alla sicurezza a discapito di una crescita superiore del capitale che potrebbe finanziare maggiori spese in vecchiaia oppure eredità più o meno consistenti.
Anche in questo caso la pianificazione arricchita da diverse simulazioni rende il processo di scelta molto più consapevole.
Essere messi di fronte a diverse opzioni che andranno a favorire decisioni familiari che avranno non solo conseguenze economiche per vivere bene la vita post lavorativa, ma anche psicologiche e di serenità nell’affrontare un percorso per sua natura incerto anche nei tempi, è di grande aiuto.
Ci sono persone che per loro natura, condizione familiare ed economica potrebbe preferire un percorso finanziario più certo e sicuro, altre che invece potrebbero accettare la possibilità di affrontare una maggiore flessibilità di spesa futura (anche verso il basso) per mantenere aperte le porte a importanti upside nel valore del patrimonio e del tenore di vita futuro.
A ognuno dunque la sua scelta che ancora una volta si conferma come spesso accade in finanza non standardizzabile. L’importante è farla in modo consapevole.
Buon investimento.

Ma se si investe in un BTP€i con scadenza X, e si spende interamente la cedola, che viene calcolata sempre sul capitale rivalutato, alla scadenza ritorna un capitale che ha sostanzialmente mantenuto il potere d’acquisto, giusto? Grazie mille per l’eventuale risposta.
esattamente rivalutandosi annualmente per l’inflazione europea (non italiana). Un accorgimento utile può essere quello di vendere qualche mese prima della scadenza se si hanno minusvalenze nello zainetto fiscale. Quella rivalutazione permette di compensare. Comunque digitando nella barra di ricerca inflation linked troverai diversi articoli sul tema
Ti segnalo un’inesattezza nella disamina delle diverse componenti di reddito descritte.
Purtroppo non corrisponde a realtà che “con la pensione pubblica il rischio inflazione è quasi zero”.
Negli anni 2023 e 2024 è stata applicato un taglio secco alla rivalutazione delle pensioni Inps che ha penalizzato notevolmente le pensioni medie e medio-alte. Ad esempio una pensione di 5.000 euro lorde ha avuto una rivalutazione solo del 37% del tasso di indicizzazione (rispettivamente 8,1% e 5,4%), ovvero del 3% e 2%, con una significativa perdita di potere d’acquisto che si rifletterà inevitabilmente anche in tutti gli anni successivi.
Ciao Alberto, il quasi è esattamente riferito a quello che dici tu.
Diciamo che per la copertura dei bisogni di base la copertura integrale esiste ancora, salendo con l’importo dell’assegno è solo parziale.
Come ho scritto in questo articolo https://investireconbuonsenso.com/2025/01/06/i-tre-numeri-che-dovresti-assolutamente-conoscere-prima-di-andare-in-pensione/ da cui estrapolo l’ultimo mio passaggio “Il numero viene fissato dal Ministero dell’Economia nel mese di novembre e aggiustato dopo l’acquisizione del dato definitivo di inflazione dell’anno in chiusura sulla base delle rilevazioni ISTAT.
L’aumento per il 2025 è stato definito in +0,8% per chi avrà un assegno mensile non superiore alle 4 volte l’assegno minimo (quindi 2.394€); superare questa soglia significa veder rivalutato l’assegno di una percentuale minore (0,72% e 0,60% per assegni oltre i 2.933€ mensili). Quindi più alta è la pensione e minore è la copertura integrale della pensione dalla perdita di potere d’acquisto. La rivalutazione dei trattamenti pensionistici non sarà riconosciuta ai pensionati residenti all’estero se i loro assegni superano il trattamento minimo Inps. Se volete vederla come una tassa sulle pensioni più ricche è esattamente così.”