Qual’è l’investimento più sicuro nel caso di una crisi finanziaria?

Money, Financial, Business, Strategy

La certezza assoluta di non perdere soldi su un investimento finanziario è un concetto che mal si coniuga con l’obiettivo di far crescere il proprio capitale ad un passo superiore a quello dell’inflazione.

Questa definizione è tanto semplice quanto difficile da comprendere. Più rendimento inevitabilmente si lega alla necessità di assumere più rischio.

I tradizionali strumenti di investimento che in passato hanno sempre generato risultati nominali positivi sono ormai merce rara (vedi depositi, titoli di stato, polizze vita). Anche se vengono ampiamente pubblicizzati dai principali intermediari finanziari strumenti dal rendimento nominale positivo, il mangiatore di soldi che di nome fa inflazione porta dritti all’erosione del capitale a scadenza.

Tradotto in parole povere voi pagate commissioni in valore assoluto positive (per chi le incassa) ed in cambio avrete un rendimento reale pari a zero o addirittura negativo.

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Messa giù in modo ancora più brutale , se investiamo negli strumenti con il massimo grado di sicurezza paradossalmente abbiamo la certezza di perdere soldi.

Come testimonia il recente rapporto di BlackRock “Global Investor Pulse” il 75% degli intervistati italiani blocca in depositi bancari e risparmi monetari il proprio patrimonio, provvedendo a mettere da parte soldi per la pensione solo nel 43% dei casi.

Al secondo posto degli obiettivi più gettonati  troviamo il fare una bella vacanza. Questo spiega per quale motivo tendenzialmente non si investe con un orizzonte temporale lungo. Si pensa all’oggi o al domani, ma non al dopo domani.

Con questa visione l’investitore ricerca ovviamente quel prodotto o titolo che è in grado di offrire la garanzia del capitale.

Quando qualche consulente finanziario vi racconta che un certo investimento  fra 10 anni vi garantirà comunque la restituzione del capitale, vi sta raccontando una mezza verità. Vero dal punto di vista nominale, falso nella realtà.

Se ipotizziamo un tasso medio di inflazione del 2% per 10 anni, i nostri 10 mila Euro messi nell’investimento a rendimento zero oggi 2019, nel 2029 avranno un valore pari a 8203 Euro. Non mi sembra proprio di poter parlare di capitale garantito.

Premesso che nessun strumento è in grado di fornire la certezza assoluta di restituzione del capitale, vediamo cosa offre ciò che la maggior parte delle persone considera come investimenti sicuri in un momento di incertezza finanziaria e di crisi economica italiana, europea e mondiale.

Un titolo di stato tedesco offre in questi giorni un rendimento negativo. Siete un po’ a disagio nel sostenere un costo per essere creditori dello stato tedesco? Bene spostiamoci sulle scadenze a 30 anni e facciamoci ingolosire da uno splendido 0.5% annuo.

Siamo tranquilli ora.

Abbiamo una AAA della Germania ed i nostri soldi sono al sicuro, vero?

Mi dispiace, ma oltre naturalmente ad esporvi a 30 anni di volatilità pazzesca (un titolo trentennale ha attualmente una duration di 25 e questo significa che un rendimento sul Bund a  30 anni che risale al 1.5% si tradurrebbe in una perdita immediata del 25% circa in termini di valorizzazione dell’investimento), il vostro capitale avrà sì una certezza e sarà quella della perdita.

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Tolta l’imposta di bollo sul deposito titoli (per ora a 0.2%), tolto qualche punto base da donare al fisco, la vera spallata arriva dall’inflazione. Il nostro 0.3% residuo ogni anno subirebbe una decurtazione di 2 punti se stimiamo un tasso medio di inflazione nei prossimi 30 anni su questo livello. Qualcuno obietterà che potremmo sempre avere inflazione zero o addirittura deflazione, ma siccome l’obiettivo delle banche centrali è chiarissimo (inflazione al 2% almeno in Europa) ed i debiti accumulati sono enormi, credo sia altamente improbabile pensare ad uno scenario che condannerebbe a mezzo secolo di miseria il popolo europeo.

Giusto per fare un esempio concreto, se investiamo 10 mila Euro oggi ad un rendimento nominale annuo del 0.3%, otterremo un montante finale al lordo delle tasse dopo 30 anni pari a 10.940 Euro che, al netto di un’inflazione annua del 2%, diventerebbero 6.039 in termini di attuale potere d’acquisto.

Traduco ancora meglio. perderete quasi il 40% del vostro capitale. Possiamo permetterci una perdita del genere nei prossimi 30 anni?

L’oro è uno strumento di protezione? Probabile che nei momenti di particolare incertezza e crisi economiche l’oro possa rappresentare uno strumento in grado di salvare il capitale, il problema è che dal 1980 al 2012 il metallo giallo in termini reali ha vissuto un pesantissimo drawdown. Siccome l’oro è uno strumento privo di cedola, scambiato in una divisa diversa dall’Euro e con un prezzo altamente instabile, a differenza del Bund qui non siamo minimamente in grado di prevedere se il nostro capitale sarà salvo nel momento del bisogno.

Possiamo permetterci oltre 30 anni in perdita come nel periodo 1980-2012?

In rete si ascoltano o si leggono anche fantasiose ipotesi sul mondo delle valute e sulla presunta capacità di alcune di esse di proteggere il capitale in caso di crisi. Una di quelle più gettonate riguarda il Franco svizzero, considerato uno dei porti sicuri dagli investitori di tutto il mondo.

Come dimostra il grafico del cambio effettivo reale del Franco svizzero, le tante oscillazioni in su ed in giù che fanno parte del DNA di qualsiasi valuta si sono tradotte in 25 anni di sostanziale invarianza per chi avesse scommesso sul Franco.

Attenzione però. Non solo la banca centrale svizzera ha dichiarato pubblicamente che è pronta ad impedire (come ha già fatto) un eccessivo apprezzamento del Franco che danneggerebbe l’export, ma investendo oggi in titoli di stato svizzeri a 30 anni si spunterebbe un eccellente +0.06% di rendimento nominale. Fate l’esercizio di prima (sottraggo l’imposta di bollo e l’inflazione al 2%) ed otterrete 10.428 Chf nominale e 5.757 Chf in termini reali. In questo caso rimane poi aperto il rischio di cambio che non dovremmo sopportare nel caso di un investimento in Bund tedeschi.

Naturalmente non faccio entrare in questa analisi titoli di stato italiani come BTP o CCT, depositi bancari o polizze vita. Se cerchiamo la sicurezza assoluta proprio per timore di una crisi paurosa in Italia o una patrimoniale, che ci andiamo a fare su strumenti che aumenterebbero proprio questo rischio di cui abbiamo timore?

Nemmeno il prezzo delle case può essere considerato un mantra della sicurezza. Il -0.6% del prezzo nominale degli immobili residenziali italiani completa un settennato in cui per ben sei volte i prezzi sono risultati in discesa. Il tutto al lordo dell’inflazione.

Sarà per caso l’azionario lo strumento più sicuro? Se ragioniamo in un orizzonte temporale inferiore a 5 anni certamente no.

Come ben sappiamo la storia dei mercati finanziari ci insegna che nell’arco temporale di un lustro il nostro investimento può perdere valore anche ad un ritmo del 5% all’anno.

Ma se ragioniamo su orizzonti temporali superiori ai 15 anni difficilmente questo scenario negativo si concretizzerà. In questi mesi stiamo vedendo livelli di rendimento annui composti dopo 30 anni di investimento i tra i più bassi dagli anni 70, ma questo non significa che il rischio premierà di più chi abbraccerà questo tipo di investimenti negli anni a venire.

Premierà, come è sempre successo nella storia dei mercati finanziari, con un numero positivo al netto dell’inflazione di cui non abbiamo ovviamente certezza ma che farà crescere il nostro denaro in termini reali.

L’importante è spendere il meno possibile sui prodotti finanziari con cui si è deciso di investire diversificando settori e geografia in primis.

Le borse americane, che tanto bene hanno fatto dal 2009 ad oggi, hanno bisogno di passare il testimone della leadership (da qui la necessità di una più ampia diversificazione geografica). La storia ci suggerisce  come ai prezzi attuali in termini reali non è lecito attendersi grandi numeri in prospettiva dagli Stati Uniti.

Secondo il Price Earning di Shiller, con valori sopra a 27 come ora, sarà difficile ambire a performance annue superiori al 2% da qui a 10 anni.

L’inversione della curva dei rendimenti che si è già concretizzata negli Stati Uniti a sua volta in termini nominali (quindi al lordo inflazione) non sembra offrire prospettive eccitanti da qui ai prossimi 3 anni (vedi istogrammi posizionati nel primo quintile).

Molto meglio spalmare il nostro capitale su tutto il globo cercando di andare a catturare rendimenti più interessanti dove le valutazioni appaiono ancora convenienti. Il grafico che segue è fonte https://www.starcapital.de/en/research/research-in-charts/ e mostra una stima di rendimento futuro a 10 anni tenendo conto di parametri quale il CAPE di Shiller e il rapporto Price Book Value delle principali aree geografiche.

In conclusione non esiste la sicurezza assoluta in nessuna forma di investimento.

Anche  quelli apparentemente più sicuri nascondono insidie magari poco visibili, magari poco pubblicizzate, ma di cui ci renderemo conto solo fra tanti anni e sarà troppo tardi.

Leggi anche: La capitalizzazione composta dei costi

Quell’asset class che viene dipinta come investimento estremamente rischioso nel lungo periodo è proprio quella che offre la maggiore possibilità di non perdere soldi.

Basta saper diversificare il rischio e contenere i costi e questa regoletta secondo cui il rischio nel lungo periodo premia verrà rispettata ancora una volta.

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2 risposte a "Qual’è l’investimento più sicuro nel caso di una crisi finanziaria?"

  1. Erreffe 19 aprile 2019 / 18:05

    Buona Pasqua ad AW e agli altri protagonisti di questo preziosissimo contenitore di saggezza finanziaria e buon senso.

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    • archeowealth 19 aprile 2019 / 18:56

      Grazie Erreffe!! Tutto il team di ICBS ne approfitta per ricambiare i tuoi auguri estendoli a tutti i lettori del blog.

      Mi piace

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