By |Categorie: Investimento|Pubblicato il: 23 Gennaio, 2023|

Dal punto di vista di un investitore l’età compresa tra i 40 e i 60 anni rappresenta il momento della crescita di ciò che è stato seminato tra i 20 e i 40 anni. Un ideale punto di raccordo con il periodo della raccolta che sarà dominante durante la pensione.

Dopo aver parlato ampiamente in questo articolo di quali regole e comportamenti è opportuno tenere tra i 20 e i 40 anni, età in cui il risparmio deve essere un mantra assoluto, entriamo oggi più nel dettaglio di una fase della vita dove l’investimento (e la sua gestione) sono cruciali per avvicinarsi il più possibile agli obiettivi finanziari, ma non solo.

Cosa succede tra i 40 e i 60 anni

Trai 40 e i 60 anni, un intervallo di età nel quale si posiziona oggi chi vi sta scrivendo, abbiamo accumulato esperienze come investitori, ma anche come genitori, lavoratori, persone nel senso più ampio del termine.

La nostra vita si è arricchita di scelte fondamentali, sia dal punto di vista sociale che economico.

Decidere di vivere con un’altra persona, avere dei figli, acquistare una casa più grande, raggiungere il picco della carriera lavorativa, divorziare, viaggiare, gestire le condizioni di vita dei genitori più anziani, sono solo alcuni dei momenti “storici” della nostra vita che inevitabilmente impatteranno sulla  capacità di risparmiare denaro aggiuntivo rispetto a quello della prima fase 20-40. Ma impatteranno anche e soprattutto nel definire con maggiore precisione gli obiettivi dei nostri investimenti.

Se tra i 20 e i 40 il suggerimento è quello di non spaccarsi troppo la testa nel cercare di essere precisi nell’individuare con eccessivo dettaglio lo scopo dell’investimento, concentrandosi piuttosto sul risparmiare in maniera consistente, tra i 40 e i 60 inevitabilmente dobbiamo cominciare a correggere la rotta puntando verso un porto ben preciso.

Questo periodo è anche quello in cui  raggiungiamo il picco dei nostri guadagni da lavoro dipendente o autonomo grazie a un combinato di esperienza e forza fisica e mentale che dovrebbero garantirci una maggiore tranquillità economica durante la vecchiaia. Ma è anche il momento dove le responsabilità toccano il punto più alto della nostra vita.

Dalla spensieratezza alla tentazione fino alla consapevolezza

Se quella dei 20-40 può essere definita l’era della spensieratezza, quella che va dai 40 ai 60 la dividerei idealmente in due periodi.

Tra i 40 e i 50, sempre finanziariamente parlando, ci troviamo nell’era della tentazione. Tra i 50 e i 60 nell’era della consapevolezza.

Tentazione soprattutto di cercare scorciatoie per arrivare prima a tagliare il nastro del traguardo (gli obiettivi). Ma anche tentazione di attingere a un po’ del corposo gruzzoletto che abbiamo cominciato ad accumulare nella prima parte della vita. Cominciamo a ragionare sull’indipendenza finanziaria, sul valore del tempo, sulla necessità di vivere la vita in modo meno frenetico. E diventiamo meno pazienti ma anche più consapevoli.

Tra i 40 e i 60 anni il risparmio da impulsivo diventa ragionato.

Le responsabilità sono tante e le spese familiari pure. Per questo dobbiamo imparare a risparmiare senza alterare troppo il nostro tenore di vita.

L’asset allocation dell’investimento può cambiare. Il può significa che non è un passaggio automatico perché dipende sempre da una serie di condizioni tutte personali. Più vicino sarà un obiettivo e più, inevitabilmente, una parte degli investimenti dovrà assumere contorni sicuri e prudenti.

Saranno sempre più investimenti “goal based”, basati cioè sulla tipologia di obiettivi che vorremo raggiungere.

In questa fase cominciamo a prendere consapevolezza soprattutto di cosa ci aspetta in termini previdenziali terminato il periodo del lavoro attivo.

Non possiamo più dire “tanto in pensione non ci andrò mai”.

La pensione pubblica e quella privata saranno i due pilastri sui quali contare nel momento in cui staccheremo la spina. A questo si aggiunge una quota parte di risparmio destinato ad altri obiettivi di vita.

Sicuramente una prima cosa da fare in autonomia (o aiutati da un consulente finanziario) è un check up della nostra attuale condizione. Dove siamo arrivati e dove vogliamo arrivare.

Il check up finanziario è un punto di partenza fondamentale

Cominciamo a valutare quale pensione pubblica percepiremo a X anni e quanto denaro servirà per sostenere un certo volume di spese familiari quando, presumibilmente, i figli non peseranno più sul nostro bilancio.

Soprattutto tra i 40 e i 50 siamo ancora in tempo per rimediare a qualche incertezza del passato grazie a un maggior volume di risparmio disponibile.

Se questo volume di risparmio è scarso, nelle pieghe del bilancio familiare si potranno (e si dovranno) scoprire nuove risorse.

Fonte: Inps

Fondamentale arrivare a questo punto educati sull’importanza di mantenere traccia dell’andamento di costi e ricavi durante l’anno. Quindi, lo ripeto, tenere  un bilancio familiare è fondamentale per avere successo nella pratica del risparmio e dell’investimento.

Comprese alcune esigenze e perché no, inefficienze, il secondo passaggio post check up sarà quello di ottimizzare il risparmio finalizzato prima di tutto alla pensione.

Come vogliamo vivere in pensione lo decidiamo adesso

Questa deve essere la nostra priorità anche perché, come abbiamo scritto in diversi articoli, sottostimare la lunghezza del periodo post lavorativo e sovrastimare il valore delle rendite passive (da pensione pubblica e privata) sono due fenomeni diffusi.

A questo si deve aggiungere l’inflazione.

Prezzi al consumo che salgono mediamente del 3% all’anno in 24 anni dimezzano il potere d’acquisto del nostro capitale. Contromisure sono quanto mai opportune.

Compreso il gap contributivo che dovremo colmare, lo strumento del fondo pensione sarà quello ottimale per colmare questo deficit ottenendo in cambio una quota aggiuntiva di denaro gratis dal nostro datore di lavoro (se siamo lavoratori dipendenti) e dallo Stato sotto forma di deduzione fiscale.

Quasi gratis perché restituiremo allo stato solo una parte delle tasse che avremmo dovuto pagare in assenza di versamenti a un fondo pensione privato. Qui non ci sono dubbi. Bisogna massimizzare l’importo versato sul fondo pensione fino al limite massimo dei 5.164,57 euro per ottenere il maggior vantaggio fiscale possibile. Sfruttiamo il periodo più redditizio lavorativamente parlando a nostro vantaggio.

Mettere ordine nella nostra casa finanziaria e consolidare

Ma ottimizzare il processo di investimento significa anche indirizzare i risparmi seguendo i processi più corretti e meno onerosi.

Quindi scegliere gli strumenti meno costosi e più efficienti, individuare l’intermediario finanziario più conveniente, scegliere il consulente che cerca di essere allineato il più possibile con i nostri interessi.

Cerchiamo insomma di mettere un po’ di ordine nella nostra casa finanziaria durante un periodo in cui il potere “negoziale” verso le controparti è maggiore. Consolidare è la parola d’ordine.

Consolidare significa anche adeguare, se necessario, l’asset allocation di portafoglio con un sapiente mix di azionario e obbligazionario.

Non conta se il primo è più redditizio in prospettiva del secondo. Conta se con una certa asset allocation abbiamo concrete possibilità di raggiungere l’obiettivo.

E soprattutto è importante a questa età dormire sereni.

Eliminiamo i rischi non necessari dai nostri investimenti.

Quelli che rimangono gestiamoli al meglio visto che siamo prossimi all’ingresso in porto.

Indipendenza finanziaria o pensione poco cambia. Prendersi in faccia un drammatico calo dei mercati azionari poche settimane dopo aver guadagnato l’indipendenza finanziaria non è un’esperienza piacevole. Tanti adepti del mondo FIRE se ne sono accorti nel 2022.

L’allocazione degli investimenti dei nostri 20 anni potrebbe non essere più allineata agli obiettivi che ci siamo dati da giovani. Magari sono già stati raggiunti, oppure sono cambiati, oppure siamo talmente in ritardo sulla tabella di marcia che rischiare di più non servirebbe a molto.

Siamo più consapevoli di quanto rischio possiamo sopportare

In questo periodo di vita abbiamo sicuramente già vissuto diversi “bear market“. Arrivanti agli “anta” sappiamo di che pasta siamo fatti e quindi la nostra reale tolleranza per il rischio.

Il patrimonio più elevato a nostra disposizione consentirà una maggiore diversificazione. Non solo azionario e obbligazionario globale con un paio di ETF, ma anche qualche tassello aggiuntivo come azioni value, immobiliari, a piccola capitalizzazione, ecc…

Evitiamo ovviamente avventure del tipo un paniere di azioni scelte sulla base dei nostri sentimenti o del guru di turno visto su YouTube.

Evitiamo pericolose concentrazione tematiche o geografiche, una tentazione che l’industria finanziaria (anche degli ETF) non disdegna di mettere frequentemente sotto il naso degli investitori.

Questa è la ricetta perfetta per rovinare tutto. Lo abbiamo scritto in questo articolo. Il 40% delle azioni che compongono l’indice americano Russell 3000 hanno sperimentato nel tempo una perdita del 70% dai loro massimi. E se proprio volete divertirvi dedicate al massimo il 5% del vostro patrimonio al cosiddetto investimento “funny”.

Emergenze, figli e debiti

Sempre opportuno tenere una adeguata scorta di denaro destinata a emergenze e imprevisti che naturalmente sono molti più impattanti rispetto ad un periodo di vita disincantato quale è quello dei 20-40.

Assicurare la propria famiglia contro rischi dal potenziale finanziariamente devastante in caso di accadimento è una scelta saggia. Polizze temporanee caso morte, invalidità permanente, assicurazione sulla casa, sono solo alcune delle coperture quasi sempre necessarie per continuare a dormire sonni tranquilli.

Questa è la fase della vita dove i figli rappresentano tutto per noi.

Drenano tempo e risorse, ma sarà importante cominciare a mettere da parte qualcosa per il loro futuro. Studio, ma non solo. Automobile per i 18 anni, una nuova attività per quando saranno maggiorenni, casa e tanto altro. Nel 2022 ho pubblicato un libro proprio dedicato a questo importante tema perché mi sono accorto che noi adulti arriviamo spesso impreparati all’appuntamento con la realtà. Pianificare un progetto di risparmio dedicato ai figli rappresenta un altro di quei tasselli che richiederanno costanza e metodo per ottenere i successi sperati.

Vivendo un periodo nel quale ci sono più soldi a nostra disposizione dobbiamo anche mettere ordine nei debiti. Se possibile archiviamo tutti gli obblighi verso le banche che ci hanno costretto a pagare ogni mese interessi passivi. Non sto tanto parlando del mutuo prima casa, ma di quei prestiti personali e carte di credito dai costi improponibili che per pigrizia e comodità preferiamo non chiudere per non veder ridotti gli “attivi” di bilancio. Che sono fittizi visto che i debiti “costano” rendimenti potenziali da investimento che non entreranno mai nelle nostre tasche.

Serve un consulente finanziario in questa fase?

Se non siamo fatti per la pianificazione, non conosciamo i rudimenti di base della finanza e tendiamo a perdere l’autocontrollo quando si tratta di investimenti, allora probabilmente sì.

Se nella prima parte di vita un robo advisor poteva andare bene, durante questo periodo pre-ritiro un consulente umano è più indicato.

Le pressioni interne ed esterne alla famiglia non mancheranno per motivi che nulla hanno a che fare con la finanza. Giustamente cercheremo svago e divertimento per allontanare lo stress. Le complessità aumenteranno come il patrimonio.  Non solo investimenti, ma anche polizze assicurative, fondi pensione, eredità entreranno a far parte del nostro mondo. Siamo pronti per affrontare tutto questo in autonomia?

Se ci sentiamo a posto con la coscienza e preparati nel modo giusto allora il fai da te è la soluzione ovviamente più economica.

Se invece i dubbi sono tanti e le competenze poche, avere qualcuno che pensa a tenere la nave finanziaria sulla giusta rotta, navigando tra facile ottimismo e inevitabile pessimismo, è un valore intangibile che costerà qualcosa di più ma del quale si apprezzeranno i benefici con il passare del tempo.

Difficile quantificare a priori questo valore.

Certamente il tempo che libereremo (e il tempo vale un sacco di soldi) combinato al distacco psicologico dalle sorti quotidiane del patrimonio,  rappresentano due fattori che da soli, come si dice, “valgono il prezzo del biglietto”. La parcella del consulente gradualmente si trasformerà. Da costo percepito nella prima fattura a  investimento su noi stessi per recuperare tempo e semplicità con la tranquillità di aver preso la giusta direzione per preparare la prossima tappa del viaggio. Quella del ritiro dal lavoro.

Buon investimento.

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